Il cinese al cinese.

La mia nuova vita “capitolina” non si sta dimostrando così eccitante come mi aspettavo. Roma è una città che non perdona ed io sono un ragazzo che va perdonato molto spesso.  Da qui l’idea che io e Roma dobbiamo ancora lavorare sul nostro rapporto. La signora in questione è un tipetto alquanto difficile.

Roma sa essere una compagna molto premurosa ma anche molto esigente e non è sempre facile andarci d’accordo. Io poi sono un “fancazzista” con tanto di specializzazione in “cazzeggiologia” e un master in “stronzaggine aziendale di primo livello”, praticamente sono il compagno peggiore che Roma potesse mai trovare, dopo Alemanno (s’intende) che tra l’altro credo abbia fatto il mio stesso percorso di studi ma con risultati migliori.

 

La verità è che Roma è una città straordinaria ma è anche una gran “stronza” con la s maiuscola, sarà per questo che mi piace. È dura ammetterlo, ma è così: Roma la ami e la detesti allo stesso modo. Mi ricorda molto la mia mamma, tranne il fatto che Roma è molto più “vivibile”.

 

Potrei fare un elenco infinito delle meraviglie di questa città ma alla fine mi limiterei ad elencare le solite cose note e arcinote ma da buon cialtrone il quale molto modestamente sono, vi voglio elencare le mie “sciocchezze” preferite di Roma.

 

1.     I turisti russi che io amo chiamare i “russian fashion icons”. I russi hanno uno strano senso della moda e, cosa che mi fa impazzire, non hanno problemi a dimostrarlo. Resto sempre estasiato dalle mise assurde che riescono a sfoggiare per le vie della città eterna. I russi non si limitano a vestire male. No! I russi vestono male da Dio, il che è diverso.

2.     Gli inglesi in calore. Quando esci la sera a Roma ti capita di incontrare sempre la stessa gente o più che altro ti sembra di vedere sempre la stessa gente. Il déjà-vu a Roma non è solo un caso fortuito ma una scelta di vita. Tra le persone che incontri sempre c’è lui: il turista inglese in calore. Lo riconosci subito. È inconfondibile. L’inglese, in barba al freddo della capitale, sfoggia sempre un outfit perfetto per un club méditerranée con tanto di bermuda (in pieno gennaio) e una maglietta con una scritta tipo: “L’alcolismo non è il mio problema ma la mia salvezza”. Dio benedica la regina e i suoi sudditi avvinazzati.  

3.     Il cinese al cinese. I ristoranti cinesi sono pieni di clienti cinesi. Il cinese non va a mangiare alla trattoria della sora Lucia. No! Il cinese va al ristorante cinese e la coda alla vaccinara se la prende “inder posto”. Con tutto il rispetto per la sora Lucia. A pensarci bene questa cosa ha un non so ché di rassicurante. Significa che la cucina cinese a Roma è fatta come si deve. Per carità anche la coda alla vaccinara è fatta come si deve ma vedere un romano in una trattoria romana, per motivi che non so spiegare (nemmeno a me stesso), non mi consola poi tanto.

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Sono ancora vivo e lotto assieme a me.

 

Riassunto delle puntate precedenti:

 

Preso da una strana e insolita voglia di fuga, il nostro caro ventenne ha preso armi e bagagli ed è fuggito in quel di Roma. Lasciando a casa un po’ di "scazzi", qualche rimpianto e un po’ di gente incredula. Rifugiatosi a casa di un’amica, il nostro eroe (di seconda mano) ha cominciato a darsi da fare. Obiettivo principale: trovare un modo per rimanere a Roma. Dopo tanti giri, tante vane illusioni, milioni di volantini consegnati in ogni parte della città e innumerevoli curriculum vitae presentati in ogni dove; il nostro ventenne altro non ha trovato che un bel posto di tutto rispetto in un call center situato in culo al mondo. In tutto questo florilegio di sfortuna e rompimenti di “non sto qui a precisare cosa”, il nostro beniamino (che sarei io, se la cosa non è ancora chiara) è riuscito anche a trovare un posto dove stare (per la gioia dell’amica ospitante e ospitale) e ha conosciuto persone stupende con cui instaurare nuove amicizie.

 

Cosa ne sarà del nostro adorato ventenne sfigato e refrattario ad ogni forma di felicità? Riuscirà nel suo intento di rimanere a Roma e magari trovare un modo per essere felice?

Lo scopriremo solo nelle prossime puntate.

 

State sintonizzati.

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Tiziano Ferro e i ragazzi che soffrono in silenzio.

Tiziano Ferro è gay? No! Non ci credo! È impossibile. Cado dalle nuvole. Nuvole rosa, a quanto pare. Permettetemi la battutaccia.

Benvenuti signore e signori nell’era dell’ipocrisia. Tutti sono gay e tutti sono pronti a fare coming out per aiutare ed essere d’esempio ai giovani ragazzi sessualmente confusi che soffrono in silenzio.

Sono l’unico a vederci del ridicolo in tutto questo?

Il caro Tizianone nazionale esce allo scoperto e si aspetta pure di provocare una qualche reazione di sconcerto o qualcosa del genere? La cosa non era nota e risaputa? Farlo prima, no? Ah, certo! Ha avuto tutti i suoi rodimenti interiori, pora stella!

Senza offesa caro Tizianone ma credo che i ragazzi continueranno a soffrire in silenzio, anche se adesso sanno di avere una qualche chance di poter entrare nelle tue grazie. Magra consolazione ma pur sempre una consolazione.

Credo che il coming-out fatto in questo modo sia inutile e senza senso. È la mia opinione, forse è sbagliata ma è sincera.

Ah! Quanto sono stronzo! Mi ero dimenticato dei ragazzi che soffrono in silenzio! Mannaggia a me! Che bastardo insensibile! Beh sì, a loro farà piacere vedere un idolo delle ragazzine (orbe, parecchio orbe tra l’altro) che cerca di essere d’esempio. Si! Si! Se poi l’“esempio” aiuta pure a vendere qualche copia di un libro/confessione/diario/memorie/chissenefrega, ancora meglio. Sempre per i ragazzi che soffrono in silenzio, si capisce, a Tiziano del libro frega poco o niente.

Io in allegato al libro metterei anche un bel concept-album del tipo: Sì. Sono gay. Ci ho messo molto a capirlo e a metabolizzarlo (sì, vabbè, lallero) ma adesso che ho fatto chiarezza con me stesso e dopo un bel paio d’anni d’analisi, sono pronto a dichiararlo al mondo intero. Prima ero troppo impegnato a vendermi come idolo delle ragazzine e visto che la cosa fruttava (e anche parecchio) ho proseguito senza rendermi conto del male che facevo a ME. Per non parlare di tutte le mie ansie e le mie paure. Come ho fatto ad essere così cieco?

Magari questo è un concetto troppo lungo per un concept-album. Forse è meglio limitarsi al libro. Lascia stare Tizianone, come non detto. Magari, se proprio tutti sti ragazzi continueranno a soffrire come pazzi in silenzio, beh, in tal caso sì, credo sia giusto far uscire un album del genere. Ma senza fretta, Tiziano.

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Estate bastarda e felicità canaglia

L’estate sta lentamente e inesorabilmente succhiando tutta la mia linfa vitale.  La mia riserva di vitalità è ai minimi storici. Il mio umore non è mai stato così cupo. La mia stabilità mentale è in discesa libera e non ha intenzione di fermarsi.

 

Mi sciolgo al sole, letteralmente.

 

L’estate mi ucciderà. Lo so! Lo dico tutti gli anni e alla fine sopravvivo sempre, ma questa volta ne ho la certezza. Quest’anno l’estate (bastarda) riuscirà nella sua opera di distruzione totale del mio splendido, irresistibile e bellissimo corpo. Ho barato un po’ sulla descrizione del mio corpo, ma è l’estate a rendermi poco obiettivo.

 

La cosa che più odio dell’estate è tutta questa felicità vacanziera. Le persone felici in estate sbucano come i funghi. Sono ovunque e non fanno altro che ridere e gioire. Come si fa a ridere e gioire così tanto? Non lo so. Io dopo tre secondi non ce la faccio più. Sto male fisico.

Sto impazzendo! Sono circondato da gente felice. Sto seriamente pensando di darmi al genocidio. Alla fine è un hobby come un altro e fare un po’ di attività fisica mi farebbe bene allo spirito, al corpo e mi distenderebbe un po’ i nervi.

Io non ho nulla contro la felicità. Sia chiaro! Ho tanti amici felici. Io non sono una persona portata alla felicità, ma rispetto le persone che ne sono dipendenti. Io non giudico nessuno. Ognuno ha la sua dipendenza. C’è chi fa uso di droghe, c’è chi fa uso di cioccolato, c’è chi fa uso di alcolici, c’è chi fa uso di botox e c’è chi non può fare a meno della felicità. Io ad esempio sono fumo-dipendente. Certo, paragonare il fumo alla felicità è una mossa un po’ azzardata. Il fumo nuoce alla salute mentre la felicità nuoce solo al sottoscritto. Ma che cazzo! Per citare la fin troppo sottovalutata Andie Macdowell nell’interpretazione che l’ha resa famosa (la reclame di una tintura per capelli): “Anch’io valgo”.  Moderate un po’ la vostra felicità estiva. Che vi costa! Un po’ di rispetto per la gente che in estate soffre. Abbiate pietà per un povero cristo che in estate muore un po’ (Malika Ayane docet).

 

Quello che davvero attanaglia la mia piccola mente malata e becera è: “Perché la gente si ricorda di essere felice solo in estate”?

Tutta questa gente felice dov’era a dicembre o a gennaio? Tutta quest’allegria contagiosa dove si trovava ad ottobre o a novembre? Io voglio delle risposte. Io non scherzo per niente.

È mai possibile che tutta la felicità ciccia fuori in estate, quasi per magia. Nessun altro vede del torbido in tutto questo?

 

Meditate gente. Meditate.

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Arriva l’estate e arriva l’angoscia.

Io odio l’estate. Questa è una cosa nota e risaputa. Il mio odio per la bella stagione ha radici molto forti. In estate sono fastidioso. II mio cinismo tocca le vette più alte, la mia cattiveria non ha limiti e la mia soglia di tolleranza è praticamente pari a zero.

Il caldo estivo è qualcosa d’insopportabile. Credo che la calura estiva sia una sorta di subdolo messaggio celeste. Un modo per dire: Stai soffrendo per il caldo?  Questo è solo un piccolo assaggio di quello che ti aspetta all’inferno.

Le persone tirano fuori il peggio in estate e, soprattutto, tirano fuori il peggio dai loro armadi. In giro vedo uomini con indosso pantaloncini molto corti, fin troppo corti, di una cortezza che definirei imbarazzante. Per non parlare delle canottiere e delle camicie senza maniche. Credo sia il caso di promulgare una legge che vieti a tutti gli uomini di indossare indumenti senza maniche e pantaloncini ascellari.

La città è letteralmente invasa dai tipi da spiaggia. I “galletti” estivi, che prima limitavano le loro apparizioni solo sulla spiaggia per il classico “tacchinaggio” balneare, adesso sono ovunque. Sono inconfondibili. Hanno tutti un’abbronzatura di un colore che varia dall’arancione al bordò, indossano vestiti molto griffati (per “molto griffati” intendo che le marche sono così grandi e così in bella mostra che sono visibili dallo shuttle, a occhio nudo, tra l’altro) e parlano perennemente al cellulare. Ieri sono andato a fare una passeggiata. Il corso era così affollato di tipi da spiaggia che mi sembrava di essere finito in un episodio di Jersey Shore, non sto scherzando.

Dovrò sopportare tutto questo per i prossimi tre mesi? La vera domanda qui è: Posso sopportare tutto questo per i prossimi tre mesi senza stuzzicare la mia follia omicida?

Dovrò aspettare settembre per avere una risposta.

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Gli uomini non vengono tutti da marte e le donne non sono tutte venusiane. Vol. 9

Il non capirsi è la soluzione.

 

Gli uomini non sono delle grandi cime quando si tratta di capire una donna e le donne hanno perso ogni speranza di riuscire a comunicare seriamente con un uomo. La comunicazione uomo – donna è in perenne working progress. È complicato riuscire a capire qual è l’anello di congiunzione tra la psiche maschile e quella femminile. I manuali che cercano di accorciare la distanza tra uomini e donne ormai si sprecano. Ce ne sono di nuovi ogni settimana e se il problema ancora sussiste, significa che questi manuali non funzionano un granché.

 

Gli uomini non hanno del tutto perso la speranza. Ogni uomo in fondo (molto in fondo, parecchio in fondo) ha il desiderio di capire veramente una donna e di comprenderla in tutto e per tutto. Certo l’uomo non si contorce nel sonno nell’ansia di riuscire finalmente a comunicare con una donna, ma nemmeno le donne hanno tutta questa smania di capire davvero un uomo e comprenderlo in maniera totale. Forse alla fine ci siamo arresi un po’ tutti. C’è il desiderio ma non c’è più la spinta o un buon motivo per farlo sul serio.

 

Il “non capirsi” è il vero e solo anello di congiunzione tra la mente maschile e quella femminile. La “non comunicazione” è la vera forma di contatto tra l’uomo e la donna.

Quello che per anni si è considerato un problema insormontabile, forse è la sola soluzione. Il “non capirsi” unisce l’uomo e la donna. Il capirsi rovinerebbe anche quel poco di equilibrio raggiunto nel corso dei secoli.

 

Forse sbaglio (o forse no) ma credo che l’incomunicabilità sia la chiave di tutto. Gli uomini e le donne sono uniti dal filo dell’incomprensione e guai a spezzare quel filo e iniziare a capirsi per davvero.

 

Le donne continueranno a non capire gli uomini, continueranno a odiarli perché comunicano poco e male e proseguiranno a odiarli per la nota e astiosa questione della tavoletta del bagno.

Gli uomini continueranno a non capire le donne, continueranno a non accorgersi di quando una donna finge l’orgasmo o faranno finta di non accorgersene quando la donna in questione non sarà in vena di un’interpretazione alla Meryl Streep.

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Gli uomini non vengono tutti da marte e le donne non sono tutte venusiane. Vol. 8

L’uomo deve chiedere tutto.

 

Gli uomini possono essere forti e decisi. Gli uomini possono essere anche volubili, sensibili e insicuri. Gli uomini, il più delle volte, sono tutte queste cose, ma fanno fatica a manifestarlo. La sensibilità e l’insicurezza sono cose che l’uomo scopre (o più ché altro rivela) in età avanzata, di solito questa “rivelazione” va di pari passo con la demenza senile. Più l’uomo invecchia (e rincoglionisce) e più il suo lato umano viene fuori. Prima di allora bisogna accontentarsi di tutto questo finto machismo e di questa falsa sicurezza maschile che inizia e finisce con la frase: “Cazzo, sono un maschio, non posso fare certe cose”.

Il caro, vecchio ed inossidabile machismo.

L’uomo non è così forte e deciso. Nessuno lo è, non sempre almeno, pure Marlon Brando avrà avuto i suoi dubbi o si sarà fatto qualche pianto ogni tanto. Che cazzo! Scusate il francesismo.

L’idea dell’uomo tutto d’un pezzo, che spruzza virilità da tutti i pori e che fulmina le donne con lo sguardo, è solo frutto di campagne pubblicitarie e slogan accattivanti tipo: “L’uomo che non deve chiedere mai”. La verità è che l’uomo deve chiedere tutto: indicazioni stradali, dove sono calzini puliti, dove sono le chiavi della macchina e altre infinità di cose.

Tutto questo machismo da propaganda non sta creando uomini forti e sicuri di sé ma sta generando solo bulli misogini dall’insicurezza smisurata.

Date retta a un cretino volubile e insicuro: “Non basta un dopobarba per rendere un uomo forte, cazzuto e sicuro di sé”.

Questo sì che è uno slogan!

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Gli uomini non vengono tutti da marte e le donne non sono tutte venusiane. Vol.7

Decifrare una donna.

Un uomo ha pochi, grandi ma significativi interrogativi nella vita. L’uomo si pone domande esistenziali che non rasentano la conoscenza universale, ma ci vanno abbastanza vicino. Più o meno!

Domande come:

1.      Quanto peseranno le bocce dell’Arcuri?

2.      Che ha fatto l’Inter ieri sera?

3.      Che faccio mi prendo un’altra birra?

4.      Quella di prima non era una domanda stupida?

5.      Scoparsi la segretaria è o non è un diritto sacrosanto di ogni uomo?

6.      Perché mia suocera mi odia tanto?

7.      Il mio pisello è abbastanza grande?

8.      Che cosa vogliono le donne?

 

Cosa vogliono le donne?

L’uomo è un esserino alquanto bislacco, si pone tante domande ma alla fine si dimentica di trovare delle risposte (tranne che per le domande n° 2, 3, 4, 5 e 7). Per anni gli uomini si sono ossessionati sull’infausta domanda sopraccitata senza mai ottenere una risposta precisa o abbastanza esauriente. Per un uomo decifrare una donna è impossibile. Ci sono più probabilità che Paris Hilton ottenga un premio Nobel per la fisica nei prossimi dieci anni che un uomo riesca finalmente a decifrare una donna. L’uomo non è, però così stupido (lo dico anche per venirmi un po’ incontro, capitemi) e anche se non ha trovato una risposta, ha comunque trovato una soluzione ottimale al problema: “Perché capire una donna, tanto vale accontentarla e sperare di farla franca”.

Le donne trovano le risposte. Gli uomini trovano delle “soluzioni”. Alla fine ognuno trova qualcosa.

Per un uomo “accontentare” una donna non significa “capirla” ma è qualcosa che si avvicina ed è comunque uno sforzo da apprezzare e ammirare. Accontentare è una parola “grossa” perché il più delle volte questo per un uomo significa annuire a tutto quello che la propria compagnia dice, senza nemmeno capire, o tacere quando lo sguardo della propria compagnia è così disgustato dalle sue parole, da prendere sembianze quasi animali.

Accontentare una donna in tutto è anche uno dei pochi slanci di vera affettività per un uomo e, credetemi, questa non è una cosa da sottovalutare, data la seria, preoccupante e inarrestabile crescita dell’insensibilità maschile.

 

 

P. S. A quanto pare le tette dell’Arcuri oscillano dai sei ai nove kg, stando alle teorie pubblicate in rete da diversi erotomani.

 

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Gli uomini non vengono tutti da marte e le donne non sono tutte venusiane. Vol. 6

Decifrare un uomo.

 

L’uomo può essere una macchina dal funzionamento complicato e indecifrabile, ho detto “può essere”, oppure, nei casi più frequenti, può essere complesso quanto un puzzle da quattro pezzi. Una volta uniti i pezzi ecco che vi appare la figura.

Sono un uomo, quindi fidatevi! Conosco i miei simili.

 

Decifrare un uomo non è poi così difficile. Se siete riusciti a sintonizzare un decoder digitale terrestre senza leggere le istruzioni e senza lanciare il telecomando contro il muro, allora potete decifrare un uomo senza problemi e magari trovare anche il tempo per scoprire un vaccino per qualche malattia ancora senza cura.

 

Il segreto per decifrare un uomo è racchiuso in poche, semplici ma significative parole: “Grattata di palle”.

Sono serio. La grattata di palle, nota anche come “smanettamento dei gingilli”, è un metodo infallibile e garantito per capire, conoscere e decifrare la psiche di un uomo.

Le donne adorano le scarpe e ne comprano a bizzeffe. Gli uomini adorano le proprie palle e se le smanettano all’inverosimile.

Alla fine è sempre una questione di accessori. C’è chi ne vuole sempre di nuovi e super alla moda e chi si accontenta di quelli messi a disposizione da Madre Natura. L’uomo fa parte del secondo gruppo.

Chi l’avrebbe mai detto di quanto hanno in comune le scarpe e i testicoli?

 

Ad ogni modo la “grattata di palle” è la chiave per aprire la mente di ogni uomo. Lo “smanettamento” non è solo un brutto vizio di noi uomini ma un modo (alquanto indelicato bisogna ammetterlo) per inviare messaggi.

 

I messaggi reconditi di una grattata di palle sono infiniti. I più diffusi sono i seguenti:

 

  1. La grattata gratificante. Questa è semplicemente ed unicamente una “grattata” senza messaggi nascosti, solo puro prurito. In questo caso è meglio accertarsi sullo stato d’igiene personale della persona in questione. In molti casi questa grattata, per gli uomini, ha il solo scopo di controllare che lì sotto c’è ancora qualcosa da smanettare.
  2. La grattata “Hey guarda qui che ho per te”. Un po’ squallido non c’è dubbio, ma è il messaggio nascosto più gettonato da quelle “parti”. Vi stupireste di quanto è usata una grattata simile.
  3. La grattata “Hey, ci sono ancora o sono del tutto distrutte”. L’uomo non presta molta attenzione nelle discussioni, di solito la soglia di attenzione tende a diminuire dopo cinque/dieci minuti, dopo di ché scatta la sopraccitata grattata. Il mio consiglio per le donne che vogliono iniziare una discussione con un uomo è di controllare sempre le mani del proprio interlocutore e di esprimere concetti brevi e semplici. Se la mano di un uomo inizia ad avvicinarsi allo scroto, è la fine. Della discussione, intendo.

 

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Gli uomini non vengono tutti da marte e le donne non sono tutte venusiane. Vol. 5

Mai dire sesso.

 

 

Gli uomini hanno serie difficoltà ad affrontare determinati argomenti con le donne. Gli argomenti che di solito un uomo tende ad evitare riguardano sempre (o quasi sempre) il sesso e i problemi ad esso collegati.

Se c’è una cosa che sex and the city ha insegnato agli uomini, è che alle donne piace parlare di sesso in maniera libera e senza inutili ricami e fronzoli vari.

Le donne discutono di sesso mentre gli uomini si limitano a commentarlo, esagerando e favoleggiando su prestazioni straordinarie ed erezioni infinite.

 

L’argomento sesso per un uomo è quasi tabù. Vige sempre la regola del “perché parlare quando si può agire”. Gli uomini che seguono questa regola religiosamente, il più delle volte, agiscono pochissimo o male.

 

Un uomo non ammetterebbe mai di essere una frana a letto. Gli uomini sono tipetti volubili, almeno sotto la cintura.

L’uomo soddisfa sempre, almeno questo pensa nella sua testolina malata.

L’uomo non sbaglia un colpo, sempre nella sua testolina malata.

L’uomo è fatto per dare piacere, anche questo è frutto della sua testolina malata.    

 

Parlare di sesso con un uomo è una cosa che una donna dovrebbe evitare, se vuole continuare a fare sesso con l’uomo in questione.

 

L’unico modo per far capire ad un uomo cosa c’è che non va nel sesso è il “preambolo”. La regola del preambolo (nota anche come la regola del “ma”) non delude mai, è l’unica regola che funziona davvero con un uomo. Datemi retta!

 

È molto facile seguire la regola del preambolo, basta iniziare una frase con: “ Sei stato fantastico, eccezionale dico sul serio ma…” Ta! da! Ecco la dura legge del preambolo. Dopo l’introduzione/divagazione che funge da finta (ma funzionale) lusinga ecco che arriva il “ma” e da quel punto parte la verità. Il mio consiglio è sempre quello di andarci piano con la verità. Magari indorate un po’ la pillola. Un uomo quando sente la verità dopo il “ma”, è un po’ spiazzato, ma solo per qualche minuto. Il cervello umano maschile tende a ricordare solo le cose migliori, soprattutto se le "cose migliori" lo riguardano in prima persona. Tutto quello che ricorderà, sarà: Wow, ha detto che sono stato fantastico ed eccezionale. Ma vieni! Ma chi sono!

 

L’uomo è fatto così, tende a sottolineare le cose importanti della vita, la sua.

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